da: CorpWatch India - maggio 2002


Niente acqua? Bevi CocaCola

India: la CocaCola estrae gratis l'acqua di falda, lasciando la comunità locale priva di risorse idriche

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28 Maggio 2002 - Kerala, India. Lo scorso 22 Aprile circa 2,000 indigeni e
membri delle caste oppresse si sono riuniti davanti ai cancelli dello
stabilimento della CocaCola in Plachimada, nella regione del Kerala. I
residenti dei villaggi che circondano l'impianto di imbottigliamento della
CocaCola sostengono che l'estrazione dell'acqua di falda ha seccato molte
sorgenti, e contaminato quelle rimaste.
Fino ad oggi, il governo non ha preso alcun provvedimento per controllare il
deterioramento dell'acqua di falda provocato nella regione dalla CocaCola.
La polizia ha arrestato diversi manifestanti il giorno della protesta. Un
contingente di polizia sorveglia tuttora lo stabilimento per proteggerlo da
eventuali minacce della comunita' locale.
La CocaCola ha provveduto a fornire quotidianamente acqua trasportata con
autobotti ai due villaggi piu' colpiti dalla crisi idrica, ma il gesto non
ha impressionato i contestatori. Essi sostengono che la CocaCola dovra'
pagare per risanare la falda e ristabilire le forniture di lungo termine ai
villaggi colpiti.
Un portavoce della CocaCola ha detto: "Non c'e' alcun problema idrico nella
regione. Non abbiamo riscontrato alcun cambiamento rispetto al passato. La
questione e' stata molto politicizzata."
Dall'altra parte, gli abitanti dei villaggi dicono che e' la multinazionale
ad essere politicizzata. Essi accusano i leader politici locali di colludere
con la CocaCola. A parte l'ala giovanile del Congress Party, nessuno dei
partiti politici attivi nei villaggi ha appoggiato la battaglia dei
residenti contro la CocaCola.
L'impianto di imbottigliamento della CocaCola e' stato costruito tre anni fa
nel bel mezzo di fertili terre agricole. Secondo un leader tribale lo
stabilimento e' illegale perche' la CocaCola non ha ottenuto il permesso di
condurre attivita' non agricole in terre adatte all'agricoltura, cosi' come
richiesto dalla legge del Kerala.
Data la vicinanza a diversi canali di irrigazione, la regione ha accesso a
risorse idriche di falda pulite. Fino a poco tempo fa, la CocaCola estraeva
dalla falda 1.5 milioni di litri al giorno. Quest'anno la multinazionale e'
riuscita a estrarre solo 800,000 litri al giorno. Il resto proviene da
autobotti che trasportano acqua proveniente dai villaggi vicini. Secondo le
stime, l'attivita' estrattiva della CocaCola ha inaridito le terre di circa
2,000 persone residenti entro il raggio di 1.2 miglia dall'industria.
Gia' sei mesi dopo l'inizio del funzionamento dell'impianto, i residenti e
gli agricoltori che vivono attorno cominciarono a notare cambiamenti nella
qualita' e nella quantita' dell'acqua. L'acqua di un pozzo appartenete ad
una tribu' composta da 100 famiglie che viveva nel lato orientale
dell'industria comincio' rapidamente a diventare nerastra. L'acqua non era
adatta per essere bevuta, per cucinare o per l'igiene personale.
Le donne sono costrette a camminare un chilometro per ottenere l'acqua dai
villaggi vicini. Le famiglie che non riescono a fare il tragitto continuano
a utilizzare l'acqua contaminata. Recentemente 100 persone hanno segnalato
dolori allo stomaco che sostengono siano causati dall'acqua inquinata. Si
registrano danni anche all'agricoltura, infatti i pozzi si esauriscono molto
prima rispetto al passato. La CocaCola ha risposto alle accuse sostenendo
che nessuna legge del Kerala regola l'uso dell'acqua: come la estraggono gli
altri, la estraiamo noi, sostiene un portavoce.
Alcuni campioni di acqua provenienti dai pozzi di Plachimada sono stati
mandati in un laboratorio scientifico approvato dal governo. Secondo i
risultati, l'acqua puo' essere classificata come 'durissima'. L'uso di
quest'acqua per l'igiene causerebbe nausea. L'acqua, inoltre, contiene alti
livelli di calcio e magnesio, risultato del sovra-sfruttamento dell'acqua di
falda da parte della CocaCola: la rapida estrazione provoca infatti la
spaccatura delle rocce presenti nella falda che liberano calcio e magnesio.
Secondo un economista del Madras Institute, in questo caso la comunita' ha
perso l'accesso all'acqua per rifornire la CocaCola. Lo stesso e' successo
in altri posti dove le industrie privatizzano o inquinano le risorse
idriche. In assenza di leggi che regolino l'estrazione di acqua, le persone
o le multinazionali abbastanza ricche possono privatizzare intere risorse
idriche semplicemente possedendo un piccolo pezzo di terra. In questo modo
coloro che hanno le risorse economiche vincono; i poveri perdono.
I profitti dell'industria indiana di acqua imbottigliata ha raggiunto i 170
milioni di dollari, e si prevede cresceranno fino a 250 milioni entro il
2004. Mentre le multinazionali pagano prezzi bassissimi per l'estrazione,
diversi stati indiani stanno pensando di far pagare il reale costo
dell'acqua potabile ai consumatori urbani e rurali.


Fonte: CorpWatch India
Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi
mailto:FABIOCCHI@inwind.it
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